I sussidi per i bambini con disabilità

La disabilità di un minore può trasformarsi, per la famiglia che l’affronta, in un’odissea. Quello che pubblichiamo è un breve vademecum per non farsi prendere dallo sconforto e iniziare a ragionare serenamente su che cosa lo Stato può offrire.

Da che cosa si deve partire? In primo luogo dalla definizione di invalidità civile dei minori. Si ricade in questa ipotesi per tutti quei minori di 18 anni affetti da minorazioni congenite o acquisite, anche a carattere progressivo (…) che abbiano difficoltà persistenti a compiere e/o svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età».

Dunque secondo la norma l’invalidità civile dei minori è ritenuta sussistente tutte le volte che gli stessi abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della loro età.

Attenzione, è un parametro valutativo diverso da quello previsto per i disabili con età compresa tra i 18 ed i 65 anni di età. Mentre per questi ultimi, ai fini del calcolo dell’invalidità civile, si dovrà far riferimento alla cosiddetta capacità lavorativa, per i minori che – in quanto tali – non hanno detta capacità si dovrà ragionare diversamente.

Il punto centrale è l’espressione “difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della loro età”. Compiti e funzioni che senza quella disabilità non avrebbero difficoltà a compiere.

Di quali benefici hanno diritto i minori?
Secondo il nostro ordinamento quando parliamo di un minore invalido ci sono alcune indennità (erogate direttamente dall’Inps):

Ne segnaliamo in particolare due:
• l’indennità di frequenza
• l’indennità di accompagnamento.

Queste indennità non hanno tra loro compatibilità e l’una esclude l’altra. Diventa allora fondamentale comprendere quali siano le differenze che intercorrono tra le due fattispecie.

L’indennità di frequenza
Quando di parla di indennità di frequenza si sta parlando di un aiuto da parte dello Stato fissato nel 2017 a 279,47 euro mensili con un limite di reddito annuale pari a 4.800,38 euro.
Detta indennità spetta ai minori di anni 18 che presentino difficoltà a svolgere i compiti e le funzioni tipiche della loro età, nonché ai minori con problemi di udito e viene erogata con la precipua finalità di favorirne l’inserimento scolastico.
Oltre alla minore età serve che l’interessato abbia meno di 18 anni, che abbia determinate patologie e che frequenti, alternativamente, dei corsi di studio in scuole pubbliche o private, corsi di formazione professionale, oppure che effettui – periodicamente – trattamenti terapeutici o di recupero in centri specializzati.
L’indennità non spetta, invece, per i periodi in cui il minore sia ricoverato con carattere continuativo o permanente.
L’indennità di frequenza – essendo connessa alla frequenza ai predetti corsi di studio/formazione professionale/di recupero, viene erogata per nove mensilità (da ottobre a giugno).

L’indennità di accompagnamento
L’indennità di accompagnamento ha un impatto maggiore perché è pari a circa 515 euro mensili.
Non prevede limiti di reddito  e viene concessa a seguito del riconoscimento di un’invalidità totale, che si ha quando il minore non sia in grado di deambulare o di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita.
Un aspetto che va sottolineato è che l’erogazione dell’indennità di accompagnamento è indipendente dall’età. Ciò significa che la concessione della stessa può proseguire anche dopo il compimento del 18esimo anno, a condizione che ne sussistano ancora le condizioni sanitarie.

L’indennità è sospesa se il minore viene ricoverato in un istituto con pagamento della retta a carico dello Stato o di altro Ente Pubblico.

Frequenza o accompagnamento?
Spesso non è così semplice capire quali siano le differenze tra le due tipologie di indennità. La seconda che abbiamo citato offre sicuramente un vantaggio maggiore per le famiglie che ne abbiano necessità.
Spesso sono i certificati medici a “far testo”, ma il dibattito resta comunque molto intricato, così come il contenzioso che talvolta ne scaturisce.
La difficoltà di distinguere tali due figure è dovuta al fatto che si sta parlando di bambini. E quindi non autosufficienti per definizione.

Un buon modo per districarsi potrebbe essere questo.
Abbiamo detto che l’indennità di frequenza è concessa a chi abbia “difficoltà” a compiere atti che altri soggetti della stessa età e che non presentino dei “disturbi” non hanno difficoltà a compiere. Quindi prendendo in considerazione un determinato atto, una determinata funzione o un certo compito ben potrebbe eseguirsi un paragone tra un bambino “sano” ed un altro “con difficoltà”.

Nel caso in cui il paragone sia possibile – poiché si è di fronte a mere difficoltà del bambino – allora spetterà a detto bambino l’indennità di frequenza.

Se invece, non è possibile eseguire alcun tipo di paragone dovrà essere concessa sicuramente l’indennità di accompagnamento.
Se un bambino ha bisogno di una costante assistenza anche per il compimento degli atti quotidiani della vita (che un soggetto della medesima età compie, invece, in totale autonomia) non può considerarsi sufficiente la sola indennità di frequenza, la quale dovrà essere sostituita da quella di accompagnamento.

FONTE: LALEGGEE’UGUALEPERTUTTI.IT

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