Disabili, in arrivo l’educatore sessuale

Un educatore per garantire alle persone affette da handicap la possibilità di realizzare “una piena vita relazionale, affettiva e sessuale”. È stato presentato alla Camera , a firma Elvira Savino (FI), il disegno di legge che ha come obiettivo quello di “abbattere lo stereotipo secondo il quale le persone con difficoltà e con disabilità sono destinate all’asessualità, in quanto non idonee a vivere e a sperimentare la sessualità”.

Il testo, che in questi giorni ha iniziato il suo esame presso la Commissione affari sociali della Camera, non è una novità assoluta. Già nell’aprile del 2014 il Comitato “LoveGiver”, animato da Maximiliano Ulivieri, che da anni si batte per l’introduzione di questa figura, presentò un ddl simile in Senato scritto in collaborazione con il Senatore Lo Giudice. Ne uscì anche un libro “LoveAbility – L’assistenza sessuale alle persone con disabilità”.

Quest’ultima proposta di legge, che di fatto è simile alla precedente anche se cambia il termine assistenza sessuale con educatore al benessere sessuale, rappresenta comunque un ulteriore passo avanti in questa piccola ma dignitosa battaglia di civiltà.

La relazione
L’educazione e l’assistenza a una piena vita affettiva e sessuale alle persone disabili, si legge nella relazione al testo “rappresentano un passo importante verso una concreta attuazione del diritto alla salute e al benessere psico-fisico e sessuale”. Diritto da attuare concretamente grazie alla figura di un educatore ad hoc, che aiuterà il soggetto disabile a rendersi “protagonista consapevole e responsabile delle proprie relazioni sia sentimentali che sessuali, nonché ad avere maggiore consapevolezza di sé e maggiore capacità di prendersi cura del proprio corpo e della propria persona”.

Quella dell’educatore sessuale del resto è una figura già pienamente contemplata e sperimentata in molti stati europei, tra cui la Germania, l’Austria, la Danimarca e i paesi scandinavi. In Francia, invece, il dibattito era stato aperto e chiuso subito dopo, giacché si era ritenuto che la figura dell’assistente o dell’educatore sessuale “fosse troppo vicina ai sex surrogate e rappresentasse una mascherata ipotesi di sfruttamento della prostituzione”.

Proprio per questo, la proposta Savino, distingue nettamente le due figure. “L’educazione sessuale – spiega infatti il ddl – deve essere condotta da professionisti formati ed esperti, regolarmente iscritti in registri e periodicamente supervisionati e deve consistere in una terapia mirata alla concreta realizzazione del di- ritto al benessere psico-fisico delle persone e a una maggiore responsabilizzazione nella loro vita affettivo-relazionale”.

I contenuti della proposta
Nei tre articoli di cui si compone la pdl, viene anzitutto definita la figura dell’educatore al benessere sessuale, quale “operatore professionale, che supporta le persone disabili a prendere maggiore coscienza di sé e del proprio corpo, promuovendo l’educazione sessuale e affettiva, nonché aiutando la persona disabile a condurre una piena, sana e responsabile vita relazionale”.

L’attività dell’educatore deve essere caratterizzata dalla piena autonomia, mentre è demandato al ministero della salute, il compito di definire, con decreto, le linee guida per promuovere e coordinare gli interventi regionali in materia, istituendo anche un apposito elenco di professionisti accreditati e disciplinando i requisiti per iscriversi.

Saranno le regioni, invece, a dover definire: il grado di disabilità che rende fruibile l’intervento dell’educatore al benessere sessuale; il percorso formativo dell’educatore; le modalità per l’aggiornamento degli elenchi nonché la supervisione periodica dell’idoneità psico-fisica degli educatori stessi.

Fonte: www.StudioCataldi.it; www.lovegiver.it

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